Suggerimenti dal 1700
In uno scritto di Kant, (1784), “Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo?”, l’autore definisce come “L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità è l’incapacità di servirsi della propria intelligenza, senza la guida di un altro. Colpevole è questa minorità, se la sua causa non dipende da un difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi di essa senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! Questo dunque è il motto dell’illuminismo.”
Nell’età dei lumi si proponeva di liberare l’uomo e la società dalle tenebre dell’ignoranza e dell’oscurantismo mediante l’uso della ragione e senza appellarsi a verità rivelate e alla tradizione.
Nel terzo millennio cosa proponiamo? Tutto e niente.
Tutto perché la scienza e la tecnologia in ogni settore avanzano ad una velocità sorprendente; abbiamo imparato a ragionare talmente bene che le nuove proposte arrivano continuamente, lasciandoci spesso senza il tempo di capire la differenza tra l’ultima cosa acquistata ieri e quella di ultima generazione in vetrina già dalla mattina dopo. Gli scienziati si adoperano per risolvere e migliorare qualsiasi momento della nostra vita, anche se poi si discute sul potere decisionale del singolo, se può utilizzare alcune di queste opportunità senza fare ammenda pubblica. Ma questo è un altro argomento.
Niente. Niente perché stiamo correndo verso un infinto che sta mettendo da parte l’essere umano, unico ed esclusivo motivo dell’esistenza del tutto; certamente parte fondamentale e lo dico senza appellarmi a nessun tipo di vangelo, in quanto qualsiasi verità parla dell’importanza della vita anche se in modi diversi.
Per provocazione, mi viene da chiedermi: possibile che l’umanità sia più pronta a correre per comprare l’ultimo televisore con il satellitare che permette di vedere un qualsiasi reality 24/24 piuttosto che correre in cerca di una soluzione da offrire alla vicina che sente urlare di dolore tutti i giorni, quando viene picchiata dal marito?
Una provocazione che vale per infinite.
Qualche anno fa, in un convegno dedicato alla donna del terzo millennio, ho avuto modo di incontrare tante persone e tante sono state le occasioni di confronto e di riflessione con i partecipanti arrivati da ogni parte del mondo.
L’importanza e l’intelligenza della donna è riconosciuta ampiamente da tempo, anche se nessuno nega che il passaggio dalle parole ai fatti è lentissimo. Eppure noi per prime, stiamo ancora qui a recriminare su cose vecchie, in attesa che ci venga riconosciuta chissà quale onorificenza invece di collaborare al passaggio proattivamente.
Tra i tanti interventi proposti al convegno, quello di una donna che raccontava la sua esperienza rispetto alla carriera che aveva fatto, mi colpì in modo particolare per la realtà dei sentimenti vissuti.
Partendo dall’inizio, ci fece conoscere il suo stato d’animo mentre si preparava all’incontro con il suo boss che l’aveva convocata bruscamente senza dargli molte spiegazioni. I pensieri le correvano sull’operato dell’ultimo periodo, verificando mentalmente se aveva fatto degli errori, scandagliando documenti in cerca di eventuali inesattezze, riascoltando conversazioni nel timore di qui pro quo, e cosi via. Nonostante questo lavorio di mente e non trovando nulla da rimproverarsi, si impose una calma interiore e si avvio all’appuntamento.
Con sua gran sorpresa, fu accolta a braccia aperte e un sorriso inaspettato. Il suo capo la invitò ad accomodarsi e le parlò di un nuovo progetto dove la voleva protagonista! Colta piacevolmente alla sprovvista, accettò l’incarico mentre la vocina malefica che conosciamo tutte, aveva già iniziato a tormentarla, provando a mettere in dubbio le sue capacità.
Nella sua relazione ci raccontò i vari passaggi e le esperienze che le permisero di superare i suoi timori di donna, portandola al suo successo personale, prima ancora di quello professionale.
L’insegnamento che mi arrivò all’epoca, lo porgo con umiltà, come pensieri all’insegna di una sorta di illuminismo femminile.
Parto dal concetto che tutto dipende da noi e che dobbiamo fare tutto da sole senza rimandare, avendo l’accortezza di non spostare sugli altri il nostro problema; questo implica che dobbiamo essere oneste con noi stesse in primo luogo, e con gli altri.
Dobbiamo cercare di distinguere in che modo viviamo e ragioniamo, imparare ad ascoltarci, eliminando la testa: se il nostro pensiero è vero lo dobbiamo sentire con tutto il nostro essere.
Impariamo ad assumerci i nostri rischi, attraversare territori sconosciuti per cambiare quello che non ci piace, quello che ci fa stare male, quello che ci devasta e ci uccide, ci uccide tutti.
Soprattutto, smettiamola di paragonare qualsiasi relazione con gli uomini ad un match, nemici da abbattere! Gli uomini intelligenti conoscono il valore delle donne e lo apprezzano sempre: il film Anna and The King (1999) è un esempio delizioso, forte e delicato allo stesso tempo.
L’intelligenza delle donne sta nell’essere se stesse, senza voler essere uomini, perché si perde in partenza. La sensibilità delle donne arriva a supporto della concretezza maschile, per sviluppare un futuro migliore, fatto di uomini e donne nuovi.
Senza dimenticare che loro hanno secoli di potere e storia al maschile all’attivo, noi ricordiamoci del nostro potere femminile che si perde nella notte dei tempi, un potere che uomini scomparsi ci hanno fatto dimenticare.
Forse vale la pena di prendere il lume della nostra era e cercare quel potere che è dentro di noi, utilizzarlo. (gd)